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Fonte: Bresciaoggi, 15 Luglio 2011

 

ISEO. I cuccioli avvistati e fotografati dagli scout. Gli adulti forse nel mirino degli agricoltori

 

Battuta di caccia «illecita»
salvi soltanto i piccoli cinghiali

 

Sgominato di notte un branco di tredici o quattordici animali La Provincia: «Da noi nessuna autorizzazione ad abbattimenti»

 

Cuccioli di cinghiale sono stati avvistati in pieno giorno lungo la strada sterrata che dalla località Forèst di Iseo sale alla Madonna del Corno, a Provaglio d’Iseo.
Due o tre cinghialetti, con le classiche striature orizzontali che presentano i lattanti, sono stati persino fotografati dagli scouts che fanno base al campo Agesci «La balòta», poco sopra il Forèst. Nessuna scrofa nei paraggi. Eppure le femmine non perdono mai di vista la prole. La difendono anzi strenuamente, spingendosi addirittura ad aggredire gli intrusi.
COME SPIEGARE allora quei piccoli allo sbando? Già orfani o semplicemente sfuggiti al controllo della madre, rimasta comunque vigile nelle vicinanze? Sia come sia, stando a fonti degne di fede, in una delle notti scorse c’è stata sul monte d! i Iseo una battuta di caccia che aveva lo scopo di alleggerire la pressione che i cinghiali esercitano sulle colture pedemontane.
Tredici o quattordici gli animali ammazzati, in prevalenza cuccioli. «Non abbiamo autorizzato nessun abbattimento di cinghiali in questo periodo, a Iseo», mette le mani avanti Maria Pia Viglione, funzionaria presso l’assessorato Caccia e pesca della Provincia. Che poi precisa: «Abbattimenti li consentiamo, ai sensi dell’articolo 41 della legge regonale, quando ci arrivano denunce di danni alle coltivazioni e i nostri sopralluoghi ne accertano la consistenza e la gravità».
Si tratta dei cosiddetti «abbattimenti in deroga». Il periodo di caccia al cinghiale, infatti, va dal 1° ottobre al 31 gennaio. Il numero dei capi da «prelevare» è stabilito dalla Provincia sulla base dei popolamenti stimati e suddiviso fra le squadre di cinghialai costituitesi nelle varie zone. Più c’è dis! ponibilità di cibo e più i porci selvatici si riprod! ucono. Non sempre però le singole squadre di cacciatori riescono a centrare gli «obiettivi» loro assegnati.
Ecco perchè la legge regionale prevede la possibilità – espletati tutti gli accertamenti del caso – di intervenire anche fuori stagione. Cosa che, previa l’autorizzazione della Provincia, è successa agli inizi di giugno a Monticelli Brusati per proteggere alcuni vigneti: essendo bassi gli impianti, pampini e grappoli, sia pure acerbi, sono un invito a nozze per i cinghiali.
A fine maggio, invece, la Provincia aveva dato il suo okay affinchè i fucili ributtassero i cinghiali fuori delle piantagioni di ciliegi che si trovano a Ronco di Gussago. «Quegli alberelli di ciliegio hanno la caratteristica di produrre frutti già a partire dalla base – racconta Giulio Belleri, capo di una squadra di cinghialai a Monticelli Brusati -. Una tentazione irresistibile per i cinghiali».
GIÀ, MA IL BRANCO sterminato e dis! perso a Iseo? Un’iniziativa, con ogni evidenza, presa in perfetta solitudine da qualche agricoltore esasperato. Una soluzione drastica, spiccia. Non fosse stato per quei cuccioli disorientati e spaventati, colti dall’obiettivo nell’affannosa ricerca di un riparo, non se ne sarebbe saputo nulla. Alcuni di loro, come detto, probabilmente non ancora svezzati.
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Fonte: Bresciaoggi, 17/07/2011

 

Ora i bracconieri di cinghiali sono sotto un fuoco incrociato
La mattanza fuorilegge unisce nella protesta il mondo venatorio e gli ambientalisti. Cacciatori indignati per l’accaduto scatta la denuncia degli animalisti

 

La «mattanza» fuorilegge di cinghiali femmina e delle loro prole compiuta sul Sebino ha avuto l’effetto di unire nell’indignazione il mondo animalista e quello venatorio. Così, mentre l’ufficio legale dell’associazione Aidaa e il comitato animalista lombardo preparano una denuncia contro ignoti, sulla vicenda si registra la dura presa di posizione dell’assessore provinciale alla Caccia e Pesca.
«Si è trattato di un deprecabile atto di bracconaggio» afferma Alessandro Sala facendo riferimento al raid più massiccio, ovvero quello consumato nei giorni scorsi ai danni di un branco di cinghiali sul monte di Iseo. Tredici o quattordici animali ammazzati a fucilate. Cuccioli compresi. Puniti perchè nottetempo avevano preso l’abitudine di grufolare nei vigneti e nei frutteti che confinano col bosco. Una battuta di caccia venuta alla luce perchè alcuni piccoli scampati alla strage sono stati poi notati- e fotografati- correre, con l’aria di chi si è smarrito, ai bordi della sterrata che dal Forèst sale alla chiesetta della Madonna del Corno, a Provaglio. Anche l’altro ieri un paio di cuccioli, con le classiche striature che presentano su schiena e fianchi i lattanti, sono stati avvistati in località Beccamora: palesemente debilitati, impacciati nei movimenti, solo a fatica han trovato la forza di tornare, più storditi che impauriti, nel folto della vegetazione.
MAI VISTI CINGHIALI durante il giorno a quote così basse. Men che meno piccoli allo sbando. Nessuna scrofa lascia la sua o l’altrui prole incustodita. «Fuori i nomi, chi sa degli autori della spedizione punitiva, ne faccia i nomi- taglia corto Sala-. Il bracconaggio è un reato. E come tale va trattato». Diverso invece il caso dei cosiddetti «prelievi» autorizzati dalla Provincia per limitare i danni che i cinghiali provocano all’agricoltura. «Gli abbattimenti fuori stagione li facciamo noi, con i nostri guardiacaccia, come prevede l’articolo 41 della legge regionale- precisa Sala -. Interveniamo quando i sindaci o i singoli privati ce lo chiedono, ma solo dopo che i nostri sopralluoghi abbiano accertato la consistenza e la gravità dei danni denunciati. Alcune volte, per le battute di caccia, sollecitiamo il supporto delle squadre di cinghialai che partecipano coi loro cani».
I cosiddetti abbattimenti in deroga. Il periodo di caccia al cinghiale, infatti, va dal primo ottobre al 31 gennaio. Nella zona pedecollinare che è un tutt’uno col monte di Iseo, abbattimenti in deroga sono stati compiuti a giugno a Monticelli per proteggere i vigneti in cui i cinghiali spogliavano le basse piantine di tutti i pampini e i grappoli, nonostante fossero acerbi. A maggio, invece, la Provincia aveva mandato i suoi guardiacaccia a sfrattare i cinghiali dai frutti a Ronco di Gussago. Lì hanno messo a dimora un tipo di ciliegia che ha la caratteristica di produrre frutti già a partire dalla base. Un richiamo irresistibile per i cinghiali.
G.Z.

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